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domenica 14 aprile 2013

COONE: INTERVISTA HARDSTYLE

Dj set incendiari, produzioni di atomica potenza e al contempo sopraffine melodie, attitudine rock'n'roll e cordiale. Queste alcune caratteristiche di Koen Bauweraerts, al secolo Dj Coone, il quale ha saputo scolpire il proprio nome nella rocciosa e stentorea storia dell'hardstyle grazie a produzioni di debordante impatto sonoro già dal 2002. Classe 1983 e molto rispettato da colleghi e audience, a lui si devono la fondazione dell'etichetta discografica «Dirty Workz» e dell'evento esclusivo «Coone & the Gang». E ha saputo spezzare lo stereotipo che i djs intrippati di un certo tipo di musica vengano tutti dai mulini a vento olandesi; la sua nazionalità è infatti belga. Abbiamo gustato la sua esibizione allo Spazio A4, club di Santhià (Vc); ente organizzatore, con la consueta ambizione al respiro dei grandi eventi, Insound con tutto lo staff al completo. Impossibile non
lasciarsi rapire dalla sua figura dietro la consolle, un bombastico cocktail di perizia tecnica, saggezza nel tenere in pugno il pubblico e passionali posture con tutti i muscoli del corpo protesi verso l'infinito. In poche parole un live di impatto devastante che ha travolto un parco fans decisamente sul pezzo e vogliosi di degenero. Elemento che pare non averlo lasciato indifferente.

Il tuo show è stato davvero un calcio nel culo; stanotte i ragazzi hanno seguito la tua cassa in danze come dei fuori di testa. Mi è parso ti divertissi molto, vero? E come sei entrato in contatto con l'organizzazione Insound?

Sono venuto a conoscenza di questo club qualche anno fa da ragazzi come Tatanka e Zatox, loro ci avevano suonato in diverse occasioni; mi parlavano di ottime sensazioni e così ho pensato al migliore locale non lontano da Milano ed eccomi allo Spazio A4. E in effetti mi avevano informato bene, è stato bellissimo suonare qui, il calore della gente mi ha contagiato. Voi in Italia poi avete grandi produttori come gli stessi Tatanka e Zatox, ecco perché la scena è così viva da voi.

Hai un'etichetta di nome «Dirty workz»: com'è il tuo stile di lavoro lì? In base a quali requisiti scegli i dj da inserire?

Ciò che mi importa di più è la libertà musicale e non volevo stare in una label in cui altri mi dicessero cosa fare. Ecco la scelta di fondarne una mia in cui impostare in piena autonomia i pezzi. Poi ho voluto renderla il più internazionale possibile e ci sono entrati nomi importanti e le cose sono andate ancora meglio di come mi aspettassi. Inoltre cerco di essere fan degli artisti che produco rendendo la scelta convinta non solo sotto il profilo commerciale.

Mi dici qualcosa delle tue ultime tracce «Headbanger», «Fearless» e «Colors of life»?

Sono molto diverse: per «Headbanger» è uscito fuori un divertente video, una specie di tutorial per scuotere la propria testa, o meglio per fare headbanging, come si dice in ambiente heavy metal. Mi piaceva il contrasto fra hard rock e hardstyle, generi diversissimi ma guarda caso con una «durezza» nella denominazione. «Fearless» è una delle canzoni più oscure che ho mai scritto, mentre nell'ultima che hai citato ho voluto mettere i «colori della mia vita», lo si vede anche dal video, con il feeling del sole, la birra, tutte le belle cose che succedono in un festival e un suono che trasuda estate.

«Universal language», «Music is art»: pare che la tua concezione della musica sia molto elevata. Una forma d'arte appunto capace di mettere in contatto persone e unire sensazioni comuni. Sono nel giusto?

Certo, non avrei saputo dirlo con parole migliori! Ecco perché voglio sempre lasciare un messaggio di questo tipo alla gente con i testi. Prendi stasera: sono venuto dal mio Paese nel tuo, ma proviamo la stessa cosa quando parte la musica. Secondo me c'è più arte nella musica che nella pittura e tutto questo mi fa vivere in modo magnifico.

Hai collaborato con alcuni fra i big dell'hardstyle: spiegami il mood che un artista deve avere per indurti a lavorare con lui.

Le persone con cui mi sono misurato sono a un grande livello, un onore per me, con tutte le loro giuste differenze di stile. Lo capisci quando un contatto funziona o meno, lo capisci molto in studio; a volte si sprigiona magia ed empatia anche senza conoscere il nome di un altro, altre ti senti a disagio e non si concretizza nulla. Ad esempio con il vostro Zatox è stato stupendo, ci siamo intesi alla perfezione, quel lavoro non avrei potuto farlo meglio con un altro. Oggi qualche volta ci si mette d'accordo con skype, la tecnologia ci aiuta e si rende necessaria per abbattere le distanze.

Ti spiego la mia personale sensazione rispetto alle tue canzoni: sento una tua precisa ricerca della forma canzone attraverso le melodie, respiro un attento lavoro a monte e infatti la traccia più procede e più diventa ricca e colma di parti. Come avviene il tuo processo compositivo?

Credo che la mia forza migliore sia di non cercare a tutti i costi la canzone catchy, facile e cantabile, questo anche nelle liriche; di solito parto dal cantato o dalle melodie, mai dall'inizio della canzone e poi a procedere. Inizio dal momento topico, dal focus, ci lavoro sopra arrivando a un 60-70% concluso. Devi trovare il punto nodale, poi è come se il pezzo di scrivesse da solo in una «auto composizione» espandendosi. Quando dopo mesi suoni il pezzo e la gente lo riconosce nel party, beh è la sensazione più felice della mia vita.

Cosa deve fare un produttore hardstyle per uscire dal gregge e lasciare un segno di innovazione?

E' difficile risponderti, so solo che quando sento qualcosa di Zatox riconosco all'istante che si tratta di lui. Si deve fare il proprio percorso; all'inizio io provavo comporre con altre persone, ma non l'ho più fatto perché volevo che la mia produzione parlasse «Coone» al 100%. Lì è cambiato tutto: istantaneamente testi e melodie sono diventate Coone e così è nato il mio stile.

Il successo ha cambiato la tua vita? Che differenze ravvisi fra Coone a 20 e Coone a 30 anni?

Nessuna rilevante differenza al di là dell'aspetto fisico, per il resto sono rimasto il ragazzo di prima appassionato della vita. Pensandoci bene, è cambiato il tempo libero: a 20 anni suonavo in Belgio, Olanda, Francia del nord, mentre adesso in tutto il mondo. Venerdì ero in Svizzera, ieri in Olanda e oggi in Italia: tutto questo in tre giorni!