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giovedì 2 maggio 2013

LA DOPPIA ORA

LA DOPPIA ORA
Anno: 2009
Genere: thriller/noir
Durata: 97'

Voto: 6,5

Trama:

Una sera a uno speed date il destino incrocia le esistenze di Sonia (Kseniya Rappoport) e Guido (Filippo Timi). La prima, originaria di Lubiana, lavora come cameriera negli hotel; il secondo, dopo un passato nella polizia, è guardiano in una villa fuori città. Una rapina nella stessa villa mentre loro sono presenti apre scenari sul loro
rapporto fino a...



Recensione:

Giuseppe Capotondi: non esattamente un regista di cinema, ma di pubblicità e video musicali. Nel suo curriculum non le briciole comunque, bensì direzioni di Skunk anansie, Natalie Imbruglia (oppure dei video del cantante eurodance Mo-Do negli anni '90); e in collaborazione con aziende come la BMW. Nel 2009 dà alle stampe questo «La seconda ora», che partecipò alla mostra del cinema di Venezia e che dimostra di avere più di una freccia da scoccare.

Un thriller venato di noir, un thriller ad orologeria che si dipana coerentemente e con il giusto pathos fino alla fine. Che si poggia su una coppia di attori validissima, che conta su momento di felicità espressiva, che incoccia però il suo limite nella sua stessa virtù.

Ma andiamo con ordine: lo spettatore viene chiamato a un viaggio di comprensione non troppo arduo e appassionante. A parte alcune svisate e cadute, il percorso è gestito dalla sceneggiatura con interessante metodo, tanto che viene naturale sentirsi parte di questo trip colorato da una luce alquanto scura e in linea con il genere.

A portare a compimento l'esperienza due tra gli attori più interessanti che il cinema tricolore abbia cullato negli ultimi anni: Timi e la Rappoport. Ad entrambi va dato atto dell'attitudine, probabilmente della passione, a scegliere i copioni prediligendo assolutamente l'autorialità e il cinema di genere. Timi è praticamente perfetto qui con il suo solito aspetto burbero e un po' «sporco» (e che voce!) ma con il cuore buono. La Rappaport, già fattasi notare ne «La sconosciuta» di Tornatore), connota di sontuosa fragilità la sua Sonia, equilibrandosi con la giusta misura nei chiaroscuri di un personaggio senz'altro stimolante.

Il problema del film è che rincorre vorticosamente la «risoluzione del caso» e lo risolve tutto negli ultimi due minuti. Da buon thriller di razza, esaurisce dunque molto del suo appeal alla prima visione rendendo meno appetibili nuove rivisitazioni. Ciò può venir reputato pregio o difetto a seconda delle differenti sensibilità che vi si approcciano alla fruizione e al giudizio. Al di là di tale disquisizione, molto aleatoria poiché soggiacente alle varie soggettività, «La doppia ora» solleva la giusta atmosfera e impone il giusto carattere. Non avrebbe però guastato da parte di Capotondi (il quale dal 2004 risiede a Barcellona) insistere maggiormente su momenti topici, battute ficcanti. Elemento che fa sempre ricordare di più un film, lo incastona ancora con più incidenza nella storia, lo rende più sapido e saporito.

La regia non si concede particolari virtuosismi, anche se appare piuttosto ordinata e senza sbavature. Non lesina primi piani, di cui anzi fa massiccio ricorso e la scelta si rivela vincente, poiché i due protagonisti detengono tratti somatici e capacità espressiva che buca lo schermo.

Il film vive anche di due momenti distinti: a metà cambia registro, sorprende lo spettatore seducendolo adeguatamente.

Interessante anche l'utilizzo della colonna sonora a valorizzare alcuni istanti.