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giovedì 3 luglio 2014

PUNKREAS: INTERVISTA


Non hanno mai avuto remore a raccontar la loro verità i Punkreas e lo capirete a chiare lettere dalle parole del bassista Paletta. Dal 1989, direttamente da San Lorenzo di Parabiago (Mi), come si evince dalla loro bio, il quintetto che, battetista a parte ha sempre goduto di una line-up stabilissima, si è sempre schierato. Le canzoni sono
proiettili, talora frustati dal punk tal'altra carezzati dallo ska, che riflettono sulle pieghe patologiche del nostro sistema stato e mondo. Peculiarità dei nostri: una robusta e francamente irresistibile dose di ironia.
Personalmente credo non occorra umettare la propria fede politica di rubiconda sorgente per apprezzarli. Basta guardare fuori dalla finestra, quella finestra di legno e vetro alla quale preferiamo la finestra digitale della rete web o dei contatti virtuali. I Punkreas ci parlano ancora di polvere, di strada, di vintage, di Italia che, conti alla mano, non è mutata molto da 25 anni a questa parte. Mettendo il naso fuori, lo spettacolo è quello che è. Potrebbe andare meglio ma potrebbe andare peggio: forse farci due risate è ancora la scelta migliore. Se è vero che aggredire il nemico non fa altro che incattivirlo e renderlo più forte, allora meglio imparare a conviverci e accettarlo. Conoscendone però i lati sbagliati e, perché qualche volta incazzandosi anche di brutto.
Quella che leggerete poco sotto è una chiacchierata con Paletta. Raramente mi è capitato di inteloquire in un'intervista con una persona tanto verace, simpatica e alla mano. "Uno di noi", qualcuno a ama dire. "Uno di noi, figli di questo sistema", aggiungo io.
 
Tra le cover in cui vi siete immersi per dare corpo all’ultimo lavoro “Radio Punkreas” mi ha fatto molto piacere sentire quella degli Skiantos, gruppo a mio avviso meravigliosamente seminale per certo modo di intendere il rock e la vita in genere. Come ritenete si potesse collocare la figura dell’ex cantante, oggi scomparso, Freak Antoni, in un panorama socio/culturale come quello odierno in Italia? Che senso ha oggi il suo motto “Non c’è gusto in Italia a essere intelligenti”?
Secondo me è un inno all’attualità! “Ti rullo di kartoni” degli Skiantos è stata l’unica canzone del disco che ci ha trovato concordi all’inizio; tutti noi del gruppo abbiamo iniziato con il rock di questa grandissima band! La chiamano musica demenziale ma di demenziale ci sono solo i pregiudizi verso di loro. I testi di Freak Antoni grondavano acume, erano quasi futuristici, è da 20 anni che vedono le cose prima degli altri. La frase famosa di Freak sull’intelligenza… Anche quella è del tutto al passo con i tempi: avere talento oggi dà fastidio, passi per essere quello anomale quando vorresti solo fare il tuo lavoro con onestà e competenza. Nel nostro Paese capitano cose strane: ultimamente mi ha colpito il fatto che la Rai, dopo essersi presa le partite nel mondiale, tra il primo e il secondo tempo fa partire la pubblicità delle scommesse sportive. Ma ci rendiamo conto quanto è diseducativo quel messaggio? I servizi sociali straripano di gente con il cervello in pappa per queste cose e il servizio pubblico alimenta quel commercio? Tu non puoi farti i cannoni e loro danno modo alla gente di uscire di testa. Pazzesco…
Ho sempre seguito con interesse le liriche di uno dei pezzi dell’album “Pelle”, “Sotto esame”, che declina una classifica in cui ciascuno di noi sarebbe inserito fin da piccolo per ingrassare il sistema produttivo. Visto che “Pelle” è datato 2000 e la canzone parla di controllo sociale che castra l’individuo, come ritenete che il sistema oggi, 14 anni dopo, inibisca la posizione del singolo?
Anche quello è ancora attuale! Il fatto che si dice sempre che in Italia non vige la meritocrazia è una frase fatta non significa che non sia vera. Ancora oggi c’è una cazzo di graduatoria in cui io, te, i nostri parenti e amici e tutti quanti siamo chiusi. E non è vero che capita da tutte le parti come sento dire da qualcuno, “tutto il mondo è paese” e stronzate del genere. Cose del genere capitano in Italia e in luoghi che hanno poco a che fare con la democrazia. Mai come in questi ultimi anni siamo catalogati, schedati, controllati fino all’ultimo pelo del culo e vengono beccate parentele, non è cambiato un cazzo da “Sotto esame”. Guarda l’ambito in cui lavori tu, il giornalismo: nelle testate più importanti lavorano i figli dei figli e sappiamo quanta gente preparata e di talento deve andare a timbrare il cartellino magari all’Esselunga per far posto a questi qua. Il mondo della musica non è da meno: pensa alla programmazione musicale, dove bisogna conoscere qualcuno per essere trasmessi in radio o nei canali tv. I nostri pezzi non passano come altri 25 volte al giorno e per questo saremo sempre fuori moda, outsiders, fuori sistema. Meglio così, fanculo a questo stato di cose.
In “Terrorista NATO” e “WTO (W il terrorismo organizzato)” dite la vostra con la consueta forza su questioni di politica internazionale. Quali sono le pecche le colpe che i reggenti di questi organismi così in alto nella scala del potere fanno patire alla gente comune?
Il concetto è semplice: si parla del grande colonialismo americano e tutto il carrozzone degli europei che gli sta dietro. Vengono prese decisioni importantissime per le vite di tutti dalla bandiera a stelle e strisce e noi stiamo ancora lì a dire grazie per la liberazione del ’45. Ma quanto tempo dovrà passare per estinguere il debito con gli americani? Io non ho problemi a dire, e se senti i testi lo capisci visto che li scrivo io insieme al chitarrista Flaco, che questa gente ha compiuto veri crimini contro l’umanità. Alcuni sono più grossi e sotto gli occhi di tutti, ma pensa a quelli più “piccoli” sistematici, quotidiani, di sfruttamento economico e culturale che ci fottono sempre più. Durante la guerra in Jugoslavia la Nato intervenne non male, malissimo; e gli interventi in Iraq? Ti sembra che si sono mossi per portare democrazia come sbandierano come fanfaroni? Le navi partono cariche di petrolio e vanno là dove possono arricchirsi ma guarda se vanno a mettere a posto questioni tra Stati africani dove da decenni ci sono genocidi e milioni di morti! Non ci vanno mai.
Ciò che secondo me ha fatto la vostra fortuna è un’intelligente capacità di far collimare le invettive più rabbiose (che riflettono un sistema di valori ben radicato) e un’ironia pungente e assolutamente irresistibile. Le liriche e la metrica del cantato di Cippa si inseriscono nelle rasoiate di chitarra e basso. Sono davvero curioso di conoscere come si svolge il vostro processo compositivo.
E’ diverso da quello che ho scoperto essere di solito: in generale prima si scrive il testo, soprattutto nel cantautorato, poi la musica. Nella saletta dei Punkreas invece si esce magari con un bel giro di chitarra o basso e poi ci costruiamo la canzone. L’ironia è d’obbligo se no sarebbe pesante; cerchiamo di fondere le due componenti di commento o attacco al sistema con la presa in giro. Altri gruppi si prendono sul serio, sono combact ed è giusto che portino avanti le idee così; noi amiamo le metafore ma rimaniamo sempre incazzati e sul pezzo. In realtà a comporre siamo piuttosto lenti ma puoi stare certo che niente è da scartare nei nostri album. Se inseriamo un canzone non è un riempitivo.
Sono certo di non essere l’unico a stupirmi di un pezzo come “Polenta e kebab”, canzone seria ma scanzonata che alla fine sferra un pugno in faccia con la frase: “Il risultato del miracolo padano – l’ndrangheta a Milano”. Non credete che il fatto che una forza malavitosa possa radicarsi in un territorio solo se vi è ricettività di loschi affari in quel territorio? Voglio dire che i maneggi e il clientelismo sembrano connaturare l’italiano medio da Bolzano a Palermo. Che ne dite?
Sono d’accordo. La figura del padrino di una volta e del mafioso con la lupara a chiedere  il pizzo non esiste più, o meglio in certe zone c’è ancora ma è un fenomeno che non fa testo a livello economico per la malavita. Ma mafia vera oggi è intorno alle banche, è tutta gentile, è quasi  tutta al nord. Maroni diceva di non infangare il nome della Lombardia, ma cazzo, è nell’edilizia del nord, negli stupefacenti al nord e nella prostituzione al nord che il crimine fa i soldi. Il popolo padano di cui parla la canzone? Il concetto di Padania sanno solo loro cos’è, sai che io non l’ho ancora capito? Per me è pura utopia e la smettessero di ingannare la gente con le cazzate. La verità è che oggi la Lombardia è la nuova sede di mafia, camorra e ‘ndrangheta. E poi i padani o leghisti che dir si voglia vanno addosso ai kebabbari… L’ex sindaco di Milano Formentini voleva chiudere i centri sociali, poi ha rotto il cazzo ai bar dei Navigli; alla fine voleva chiudere i kebab. La Lega vuole chiudere le moschee e sostiene che al nord la mafia non esiste: belle stronzate, complimenti.
Più passa il tempo e più rendo conto che, a parte il clamoroso “Paranoia e potere”, il vostro album che più mi piace è “Quello che sei”; l’ho sentito decine di volte e ogni volta mi esalta come la prima. C’è qualche vostro lavoro che ritieni superiore?
A me piacciono tutti, ognuno ha il suo valore intellettuale. “Paranoia” è uscito nel periodo in cui andavano dette certe cose in quella maniera. Dato che i testi per noi hanno un’incidenza fondamentale, ogni passo della nostra carriera riflettere la realtà italiana e mondiale del momento. Se devo essere sincero, il mio preferito è “Pelle” ma tutti hanno una piega che mi piace ancora oggi.
Premetto che metto insieme due concetti ben distinti. Nel pezzo “Zingari”, stretto in un vorticoso giro di basso/chitarra ska, passa il concetto di quanti pregiudizi e ipocrisie vi sono verso queste persone. Negli ultimi anni è balzato agli onori della cronaca il tema dell’immigrazione clandestina soprattutto a Lampedusa. Sono aspetti diversi ma dello stesso problema: come gestire persone così lontane culturalmente da quello che siamo noi?
Gli zingari sono perseguitati già da migliaia di anni e sarà sempre così; l’ignoranza è tale che non fa comprendere la loro cultura gitana, millenaria e ricchissima. Qui non si tratta di apprezzare per forza, di scegliere di stare dalla loro parte, ma avere l’umiltà e quel minimo, come dire, di profondità di cervello per capire che le loro tradizioni millenarie sono diversificate. Lo sai che sotto il concetto di “zingari” ci sono decine di etnie con comportamenti di vita diversi? E molti che fanno? Addosso agli zingari, cazzo! Siamo attenti fino alla paranoia all’immigrato e siamo il primo Paese in testa alle classifiche di persone ammazzate in famiglia. A ‘sti stronzi direi: “Non stare attento allo zingaro ma a tuo papà che da un momento all’altro può sterminare la tua famiglia e te!”. La colpa dei problemi è comodo darla all’esterno e chi meglio può prendersela di persone, chariamo sempre, non pezzi di carne o manichini, ma persone che oggi guarda caso si abbassano a fare quei lavori che noi col cazzo facciamo. Gli immigrati fanno spesso lavori sottopagati: sai chi smantella le carrozze di amianti dei treni? Studenti keniani, volonterosi e buoni studenti keniani. E’ un lavoro del cazzo, eternit da smantellare, pesi da portare e cose così! Prima risolviamo i nostri di problemi, poi capiamo cosa fare con quelli che ci vengono da fuori. Oggi ai telegiornali senti di 2-3 sgozzamenti al giorno o femminicidi e poi rompi il cazzo al lavavetri.
Uno dei miei pezzi dei Punkreas preferiti in assoluto è “Prima fila”. A parte il ritmo vincente, le parole sono sì ironiche ma neanche tanto e prospettano la fruizione musicale sempre meno legata ad aspetti artistici ma pubblicitari, superficiali. Come si ritrova un gruppo come i Punkreas in uno scenario così differente dal 1989?
Noi siamo trasportati da questa corrente di cambiamento, ci siamo entrati a spallate, ma gruppi come noi fanno sempre più fatica. Siamo scomodi da sempre, diamo fastidio perché non ce ne frega un cazzo di piacere per forza a tutti; il bello della faccenda è che qualcuno sta attento a noi. Ovviamente stiamo nel grande carrozzone di internet e siamo consci che oggi non si sta a galla con la vendita dei cd ma con i live. I tempi cambiano tantissimo: mio figlio ha 13 ma non sa nemmeno cos’è un lettore cd; spesso noto che i giovani, anziché averne il fascino, prendono per il culo il vintage. La verità è che qui siamo e qui dobbiamo combattere senza dimenticare gli aspetti buoni: ricevere grazie alla tecnologia complimenti dall’estero è una cosa che riempie il cuore. Non puoi fare il samurai nella foresta! Sento ogni tanto gente che vuole ristampare in vinile: raramente ho sentito cazzata più gigantesca…
Non starò a citare le canzoni che vi hanno visti trattare il tema della polizia (“Fratello poliziotto” su tutti). Ogni tanto il panico della sicurezza prende gli organi di informazione e si istilla nella testa della gente il fatto che in ogni angolo pare si debba nascondere un trafficante d’organi o un pedofilo. Come la vedete voi?
Ti rispondo così: “Oggi occorre stare attenti ai poliziotti non ai criminali”. La frase, me ne rendo conto, è forte, ma riflette quello che pensiamo noi del gruppo e ci sono pochi cazzi, è un dato di fatto. Alcuni agenti si macchiano dei peggiori crimini fino ad ammazzare e poi prendono l’applauso dei colleghi. Il concetto del “stava facendo il proprio dovere per poco più di 1000 euro al mese” suona come una vera stronzata e sai perché? Perché se fai il tuo dovere in quel modo cercando deliberatamente di nuocere ai civili, allora sei un infame. Magari un infame come una bella uniforme inamidata, ma rimani un infame che serve gente più grande che ti mette in piazza e non si sporca le mani ma ti fare quello che vuole. I Punkreas saranno sempre vicini ai ragazzi che sono morti per cause legate alla polizia e prossimamente suoneremo un concerto alla memoria di Federico Aldrovandi, studente ferrarese ucciso da quattro poliziotti nel 2009.
Nella traccia “Elettrosmog” affrontavate in tempi non sospetti un tema importantissimo a mio parere e che ho trattato a volte nel mio blog; al di là della sorgente di emissione di cui parlavate nella canzone, credo che gli effetti deteriori di del flusso di comunicazione digitale odierno li vedranno per bene le prossime generazioni.
Premetto che lì parlavamo delle pericolosità delle onde di frequenza di radio Vaticana, cosa che poi è stata provata. A parte questo mi girano le palle che non ci siano programmi a tema e notizie chiare su quanto può essere nocivo questo tipo di inquinamento. Sono perfettamente d’accordo con quanto dici: si parla di radiazioni altissime con cui dobbiamo fare i conti tutti i giorni anche se non vogliamo e ovunque. Ho letto e visto esperimenti in cui i rilevatori certificavano che tutta quella merda rimane conficcata nella testa della gente. L'altra sera davano “Videodrome”, film di David Cronenberg, e c’era la bellissima scena in cui esplode la testa alle persone. Mi è proprio venuto in mente quello che stiamo dicendo; ho solo dovuto spiegare a mio figlio perché alle 9 di sera la televisione dava un cosa del genere. Un’altra roba che mi sta sul cazzo è che escono di continuo nuove pubblicità di gestori telefonici; pensa quanti soldi vengono buttati, soldi che potrebbero servire a pagare gli studi per le conseguenze di tutto quel casino. Quando ci scapperà il primo morto, allora ci sveglieremo un po’ tutti.