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domenica 5 ottobre 2014

HOUSE OF SHELLS: RECENSIONE

HOUSE OF SHELLS - LA CASA DELLE CONCHIGLIE

Titolo: House of shells
Regia: Domiziano Cristopharo
Cast: Stefano Cassetti, Veronica Gentili
Sceneggiatura: Andrea Cavaletto
Durata: 21 minuti
Anno: 2014
Genere: horror, fan movie

Recensione:
Carnalità e romanticismo, terra brulla e acqua sinuosa, un calcio nei denti e la carezza di un bimbo in fasce, scurrile trivialità e adamantina poesia, blasfemo e spirituale. Il cinema di Domiziano Cristopharo ha sempre percorso baldanzoso le antinomie sposando convintamente e al contempo posizioni opposte ma compenetranti. Tale inclinazione, sostanziatasi già in un novero cospicuo di produzioni cinematografiche, la dice lunga sullo spirito di intransigente indipendenza del nostro, il quale non è mai sceso a
compromessi ma ha imposto una forma cinema dotata di vessillo personalissimo. Nel cinema di genere e nel mondo indipendente italiano credo opportuno ormai parlare di uno “stile Cristopharo”, dove accanto alla bagnata sensualità si accostano la rettitudine morale, la patologia psichiatrica, lo scherzo della natura, la droga che dilania la carne a seconda dei casi. Comunque la si veda, il cineasta denota in ogni occasione un palese talento e una sensibilità tali da portare al parossismo certe lunari declinazioni dell'umana natura. Di non facile assimilazione i suoi film fanno la gioia di coloro nella cui anima di annidano frammenti di quelle sensazioni e che non hanno rinunciato a viverle ogni tanto in barba ad etica borghese e dittatura della norma.
Questa volta il regista romano ha voluto rinverdire il mito di Dylan dog, notissimo fumetto già trasposto al cinema con vari fan movies e che nel tempo non pare perdere colpi fra gli appassionati.

Il sottoscritto non fornirà nella presente riferimenti al riguardo giacché non conosce la materia in oggetto; si limiterà dunque a dare un parere sul lavoro intrinseco dell'opera.

Il cortometraggio di Cristopharo si struttura lungo la sceneggiatura del fido Andrea Cavaletto, il quale ha portato sul set l'attore Stefano Cassetti la cui partner è la giornalista del fatto a attrice teatrale Veronica Gentili. Virtuoso il connubio e l'empatia dei due, che riescono nel non agevole e scontato compito di far palpitare il cuore dello spettatore in un andamento delle cose solo apparentemente statico. E qui si vede ancora la mano del regista la cui sapida e sapiente visione ottiene il meglio dai due giovani. Viene dunque portato a buon livello sia il climax horror/thrilling che la languida lascivia fra gli attori; interessante anche l'eccitazione della bella Vivien (la Gentili), che non risparmia profondi baci alla francese con Cassetti.
Altro elemento vincente le locations, a quanto pare riprese in un castello diroccato abruzzese. Cristopharo si addentra con il suo occhio all'interno di questo misterioso e attraente edificio facendolo diventare il terzo attore in scena, setacciando i suoi angoli più bui, facendo parlare anche le pareti e dando sostanza e dinamismo anche alle pietre.
Il bianco e nero di fondo conferisce ulteriore profondità all'anelito all'ignoto che promana l'opera prendendo a braccetto la bellezza quasi vintage della Gentili e pennellando di cupezza e magia lo scenario già di per sé molto ben ricamato. La telecamera si muove con la raffinata e scaltra agilità su tre piani: le mura del castello, le paure dei due amanti, le paure dello spettatore e fa bingo in tutti e tre i casi. E delizia anche con il campo lungo in esterno ritraendo un paesaggio non solo oggettivamente bellissimo ma anche funzionale al racconto.

Da un lato chi scrive si auspica che Cristopharo persegua ancora per tanti anni la sua idea di cinema autarchica e che continui a seguire istinto, cuore e cervello rivendicando libertà espressiva a secchiate. Dall'altro quanto sarebbe bello e soprattutto opportuno vederlo calcare palcoscenici ancora più grandi e sentire il suo nome sulla bocca di sempre più cinefili. Intanto alcuni suoi lavori sono stati stampati in dvd all'estero, le recensioni premiano la fervida mente del nostro e i riconoscimenti anche ufficiali non si sono fatti mancare.
Ai posteri l'ardua sentenza.